Lettera dalla mia nuova casina
Tra scatoloni, galline di stoffa, sogni agricoli e permacultura: ripartiamo dalla zona 00
Finalmente ti scrivo dalla mia nuova casina.
Foto 1 - Vista dal giardino della mia nuova casa in affitto
Nel grande salone, dove la pietra incontra il legno e le pareti bianche, sono accucciata sul divano, circondata da Polly, il mio cane,e da una montagna di cuscini.
Per la prima volta dopo un anno e mezzo sono riuscita a tirare fuori dalle scatole tutti i miei cimeli, quelli che avevo riposto nel garage di mia madre in attesa che arrivasse un luogo che valesse la pena ospitarli.
Mi ero completamente scordata di quante decorazioni a forma di gallina avevo accumulato 🤭
Pupazzi di stoffa, in feltro, fischietti in terracotta, festoni.
In mia discolpa: sono tutti regali di mia madre, convinta che, come mia nonna colleziona tartarughe, io stessi cominciando a collezionare galline.
La vita qui è ancora parecchio caotica.
Ma, per una volta, è un caos buono: scatoloni da svuotare, mobili da spostare, oggetti da scegliere e scartare. E, in mezzo, un lavoro che mi sta riempiendo di un’abbondanza di vita che fino a poco tempo fa non pensavo fosse possibile.
Ho scelto il nome di questa rubrica – “Il diario di un’agroecologa” – perché vorrei che il valore dell’agroecologia (o agricoltura rigenerativa, come viene spesso chiamata) fosse alla portata di tutte.
Vorrei che arrivasse un messaggio semplice e diretto:
se hai il sogno di vivere in armonia con la natura, coltivare il tuo cibo, riscoprire tradizioni contadine e di montagna, vivere una vita al ritmo delle stagioni…
realizzare il tuo sogno è possibile.
Questo non vuol dire che sia semplice.
Anzi. È difficile, e credo che vi siate prese uno dei lavori più difficili al mondo: fare agricoltura, in Italia, dentro una burocrazia spesso assurda e con un mercato che sottovaluta il nostro mestiere.
Eppure il mondo ha bisogno di piccole aziende agricole multifunzionali e policolturali che valorizzano il territorio e creano comunità.
Il mondo ha bisogno che tu realizzi la visione che hai nel cuore, quella che forse ti fa ancora troppa paura per diventare reale.
Progettare la propria vita intorno all’azienda agricola: la zonizzazione
In questi giorni, fra uno scatolone e l’altro, mi accorgo che il mio corpo si sta ricordando cosa vuol dire sentirsi innamorata.
Guardo la mia casina e mi viene da sorridere. Sento il cuore pieno.
Non ho ancora avuto molto tempo per pensare al futuro, ma ogni tanto mi sorprendo a immaginare cosa diventerà questo posto per me nei prossimi due anni. Durante le vacanze di Natale vorrei proprio fermarmi, respirare e lasciarmi attraversare da una visione per questa casa e per la mia vita qui nei prossimi due anni.
Quando faccio questo tipo di ragionamento, mi viene naturale usare uno degli strumenti di progettazione che la permacultura mi ha lasciato: la zonizzazione.
In permacultura, si parte dalle zone più vicine a noi (fisicamente e simbolicamente) per poi espandersi verso l’esterno. Io la sto usando così:
Zona 00 – io, il mio mondo interiore.
È nel nostro corpo che viviamo 24 ore su 24, per questo è la prima cosa da progettare con cura.
Per questo motivo sono ancora in terapia – e, in questa fase di cambiamento, ho addirittura aumentato le sessioni, che prima erano diventate una volta al mese.
Ho costruito una routine solida in cui:
al mattino porto fuori il cane,
scrivo il diario,
mi cucino una bella colazione.
La sera mi alleno o faccio yoga; prima di andare a letto abbasso tutte le luci, accendo le candele, metto un po’ di musica al pianoforte e leggo un romanzo leggero. Sono piccole cose, ma mi ricordano che merito di stare bene ora, non “quando sarà tutto a posto”.
Zona 0 – la casa.
È il luogo in cui passo più tempo durante la giornata, quello che soddisfa la maggior parte dei miei bisogni quotidiani.
Al momento è ancora abbastanza caotica: trasloco in corso, mobili che cambiano posto, oggetti che cercano la loro nuova collocazione. Ma è il caos di quando qualcosa sta prendendo forma.
Quando sentirò che zona 00 e zona 0 sono abbastanza in equilibrio, allora comincerò a pensare al resto:
Zona 1 – galline, orto/frutteto, api.
Queste tre realtà sono già in essere. Il mio lavoro, qui, sarà capire come gestirle in modo da rispettare i miei bisogni, quelli degli animali e quelli del terreno.
E poi, se avrò ancora energie, forse verrà il momento di sognare qualcos’altro.
Tra i miei desideri c’è quello di prendere qualche capretta per “pulire” i terreni andati a bosco. Ma, nel contesto in cui mi trovo ora, so che è una scelta impegnativa. Quindi, per il momento, mi concedo il lusso di sognarle, senza costringermi a trasformare tutto subito in progetto.
Se ti va, in questi giorni puoi porti anche tu una domanda semplice, ma potentissima:
com’è messa la tua zona 00? E la tua zona 0?
Fammi sapere se ti piace questo nuovo formato del Diario di un’agroecologa.
Ho davvero tantissime idee per Mamanui e per questo spazio online che sto cercando, con fatica ma anche con gioia, di mantenere vivo.
Ti abbraccio,
Adelaide 🌱




Leggo del tuo amore per il posto dove vivi ora e riconosco bene la sensazione che descrivi! Ti auguro di godere al meglio della tua nuova casina! Ne possa germogliare il meglio.