Un anno di sogni agricoli progettati insieme
Bilancio del mio primo anno come agroecologa al fianco delle piccole aziende agricole
Sul tavolo in legno davanti a me c’è il mio computer acceso con mappe digitali, file Excel per i budget aziendali, to-do list, quaderni pieni di appunti e una tazza di caffè di cicoria fumante.
Foto 1 - Consulenza in un’azienda agricola multifunzionale e policolturale agroecologica in Toscana
Ogni pagina racconta una storia diversa: un orto nella periferia cittadina di chi ha voluto cambiare la propria vita stretto tra quattro pareti e luci al neon; un orto in agroforestazione su fasce di terrazzamenti strette e di difficile accesso; il sogno di un’oasi abbondante e biodiversa su 45 ettari di argilla pesante stata per troppo tempo sotto le pressioni dell’erosione di una gestioen agricola con mezzi pesanti che lasciano la terra troppo nuda; un’azienda policoltura e multifunzionale che deve gestire la complessità del progetto cercando di rimanere in piedi mentalmente, fisicamente ed economicamente; il sogno di una giovane coppia di investire i propri risparmi per realizzare il proprio sogno nel giusto podere agricolo; la pianificazione in keyline di 7 ha di un nuovo oliveto completamente finanziato dai bandi per ridare vita a terreni di famiglia completamente abbandonati da più di 10 anni; una migliore gestione delle proprie energie e dei propri desideri all’interno di un progetto agricolo quasi ventennale dopo un brutto incendio; il riordino del caos mentale per la gestione di un’azienda agricola che fa allevamento di api, galline e sta per iniziare la produzione e il vivaio di erbe officinali.
Quest’ultimo anno ho avuto la fortuna di lavorare e poter aiutare a realizzare i sogni di ben 20 persone e 16 progetti agricoli. Grazie a questo lavoro ho conosciuto delle persone bellissime, visitato dei luoghi meravigliosi e imparato così tanto dai vari contesti e difficoltà diverse.
Ogni volta che qualcuno mi racconta il proprio sogno, una parte di me vorrebbe unirmi a loro.
Ho lavorato con:
chi è ancora nella fase iniziale e sta cercando il posto giusto in cui mettere radici;
aziende giovani che avevano bisogno di una progettazione migliore e di una strategia più chiara, sia a livello economico che agronomico;
chi invece, dopo un decennio di lavoro in agricoltura, sente il bisogno di ritrovare il senso del progetto e trasformarlo, perché nel frattempo si cambia anche noi. Abbiamo lavorato per includere momenti di ascolto e cura, non solo di “fare” e rincorrere il prossimo obiettivo.
Sono cresciuta molto, professionalmente e umanamente, grazie a queste persone.
E, quasi senza accorgermene, ho cambiato il mio modo di fare consulenza.
Consulenza in campo o online?
Ho iniziato il mio lavoro da agronoma come fanno in tanti: andare in azienda, concentrare tutto in uno o due giorni al massimo, e cercare di incastrare progettazione agroecologica e consulenza agronomica in poco tempo.
Funzionava… ma sentivo che mancava qualcosa.
Era tutto troppo veloce per la profondità di cui avevano bisogno le persone che mi sceglievano.
Così ho cominciato a sperimentare un nuovo modo di lavorare, che oggi è diventato il mio metodo preferito:
Prima facciamo la parte di progettazione online, con sessioni cadenzate nel tempo.
Una volta alla settimana o ogni due, ci vediamo per lavorare su visione, obiettivi, risorse, priorità.
Ci sono anche “compiti a casa”: esercizi che permettono alla persona di entrare più in profondità nel lavoro che stiamo facendo insieme.
Questo permette a chi ho davanti di metabolizzare, di osservarsi, di guardare la propria vita con occhi nuovi. E a me di conoscerla davvero, non solo “professionalmente”.
Solo dopo vengo in azienda, per la parte agronomica.
A quel punto non arrivo come una consulente che deve “salvare l’azienda” in 48 ore, ma come una progettista che ha già:
ascoltato la storia di chi ho davanti,
compreso il contesto familiare ed emotivo,
chiarito obiettivi e limiti.
Sul posto ho bisogno di usare tutti i sensi: vedere, annusare, ascoltare.
Il terreno, gli animali, il vento, i rumori, il tipo di silenzio: tutto mi aiuta a comprendere meglio l’ecosistema in cui la persona si sta muovendo.
In questo modo posso fare una progettazione davvero cucita addosso alla persona.
Più conosco le tue forme e i tuoi gusti, meglio posso creare l’abito perfetto per te.
Mi sento un po’ come una sarta: prendo misure, riprovo, aggiusto, faccio in modo che il vestito non ti stringa dove hai bisogno di respiro e non ti lasci scoperta dove servirebbe protezione.
Lavorare con le coppie: conflitti o risorsa?
In questi mesi ho lavorato anche con diverse coppie.
È una delle parti che amo di più.
Spesso arrivano convinti che le loro differenze siano un problema:
uno più idealista, l’altra più concreta;
uno attratto da mille attività, l’altra terrorizzata dal rischio di burnout;
uno innamorato degli animali, l’altra più portata per l’orto o per l’accoglienza.
Il mio lavoro, in questi casi, è aiutare la coppia a vedere le differenze come una risorsa.
Non come qualcosa che deve dividere e separare, ma come un modo per portare abbondanza al progetto.
Quando le differenze vengono messe al servizio della visione comune, succedono cose bellissime: il progetto diventa più stabile, più ricco, più vero.
Tirando le somme
Ho iniziato questa mia avventura esattamente un anno fa.
Mi scende la lacrimuccia e il mio cuore è pieno di gratitudine e gioia se ripenso a quanti passi ho fatto da allora, a quanto sono cresciuta.
Quando mi fermo a guardare quest’anno dall’alto, non vedo solo i miei risultati, ma vedo le persone che ho seguito, i loro sogni, il loro coraggio di mettersi in gioco, di rispondere a domande scomode, di scegliere di non rimanere ferme dove stavano e di affrontare le difficoltà per realizzare la visione che custodiscono nella loro anima.
Quanto è facile fermarsi alla rabbia, alla delusione, alla frustrazione, mollare tutto e starsene nel comfort del lamento.
Perché è vero: il mondo è brutto e cattivo; la realtà ci dà schiaffi a suon di burocrazia infinita, pugni con le grandinate che rovinano il nostro raccolto, senso di nausea quando arriva l’alluvione, attacchi di panico quando i nostri animali si ammalano.
Dio sa quanta forza di volontà dobbiamo avere per aprire il file Excel, o l’home banking, guardarci in faccia con i numeri e prendere decisioni contrarie ai nostri desideri, quando la realtà economica ci dice che così non stiamo in piedi.
Dio sa anche quanto battiamo i piedi quando è chiaro che dobbiamo rallentare e lasciare andare delle cose, ma siamo troppo testarde e abbiamo paura di non avere tutto sotto controllo.
Però, nonostante tutto, siete ancora qui.
E io sono ancora qui con voi.
Mentre scrivo questa ultima newsletter dell’anno, mi chiedo anche dove sarò io tra un anno e dove sarai tu:
che forma avrà preso il tuo sogno?
quali pezzi avrai lasciato andare, e quali avrai finalmente il coraggio di scegliere?
Non ho risposte pronte, ma so che voglio continuare a camminare accanto a chi non si accontenta di “sopravvivere” alla propria azienda agricola, ma vuole che sia un luogo di rigenerazione – per la terra e per sé.
Grazie per avermi fatto entrare, in modi diversi, nelle vostre storie quest’anno.
Vi abbraccio,
Adelaide 🌱



